13 novembre 2020

L'importanza di raccontare storie

Una volta dicevo che amavo recitare perché mi permetteva di vivere più vite e a me non ne bastava una sola. Volevo vivere il più possibile, esperienze diversissime, che una sola persona non può provare tutte in una vita.
Il teatro era la soluzione, ma poi si è trasformato nel problema.


Ora non mi va più di recitare. Non so spiegare al 100% perché... è un po' come quando fai indigestione di un cibo che ti piace e poi non lo vuoi più nemmeno vedere.
Oppure come quando ti prendi una cotta per una persona e vai avanti anni sperando che si accorga di te, ma non succede mai, e quindi alla fine ti rompi le scatole. Non è colpa sua, semplicemente le cose non sono andate e tu ora hai voglia di altri orizzonti.

Non ho abbandonato per sempre il teatro, ma per ora non ho nessuna voglia di recitare. Non so cosa succederà in futuro, ma almeno un piccolo piano ce l'ho: vorrei fare un master in Educazione alla teatralità.
Voglio lavorare a scuola e avere anche questa possibilità mi sembra fantastico. Non ho voglia di recitare in prima persona, ma far provare il teatro ad altri e fargli scoprire quanto può essere bello è ancora una prospettiva che mi entusiasma.
Mi piacerebbe raccontarvi l'esperienza su questo blog, ma dovrete aspettare un pochino, perché per ora non sono riuscita a iniziare il corso. Spero di riuscire a farcela l'anno prossimo, quando se tutto va bene mi sarò laureata e il mondo sarà tornato simile ad un posto normale.

Però questa non è la soluzione. 
Sento ancora lo stesso bisogno di vivere tante vite. 

O forse si è un po' trasformato: ora è più un bisogno di portare fuori quello che ho dentro, come se nella pancia avessi tante falene che volano e spingono da tutte le parti per uscire e io non potessi stare bene finché non le ho sputate tutte fuori. [la citazione è voluta, leggete "Il sognatore" e "La musa degli incubi" di Laini Taylor]
E che cos'ho dentro? Un po' di tutto, ma principalmente emozioni, sogni e tante storie. Ho tante storie da raccontare, ma non so bene come farlo, ecco il mio problema.
Le storie si possono raccontare in infiniti modi e io credo di non aver ancora trovato il mio.

Ci sto provando, però. Ho ricominciato a scrivere.
Non cominciato da zero, perché forse a voi non l'ho mai raccontato, ma scrivo e invento storie praticamente da quando ho imparato come si mettevano insieme le lettere. Ho solo fatto una pausa negli ultimi anni, ma prima è stato sempre così.
Alle elementari iniziavo libri che in realtà duravano tre pagine perché poi finivo le idee. Alle medie volevo scrivere di una ragazzina come me che, passando attraverso uno specchio, si ritrovava in un modo tutto argentato. 
Alle superiori avevo iniziato a scrivere il romanzo fantasy che prima o poi tutti gli adolescenti nerd provano a scrivere. Sono arrivata oltre le 100 pagine, che per me era un traguardo mai raggiunto, per rendermi conto che era il solito concentrato di cliché e che forse era meglio smettere prima che la gente iniziasse a scriverne recensioni trash.
Ho continuato con qualche racconto, non sempre riuscito troppo male.

Il teatro mi ha un po' deviato. Adesso penso che forse mi ha incantato con le sue lucine quando io volevo in realtà inventare storie mie e farle leggere a qualcuno.
Avevo allo stesso tempo un desiderio fortissimo e una paura inspiegabile di mettermi in mostra su un palcoscenico. Adesso forse non ho più bisogno di essere vista da tutti. 

Avevo iniziato a pensare che l'arte, tutto sommato, non facesse per me e che bastasse godersi le piccole cose della vita. Mi sbagliavo di grosso. 

Le piccole cose sono davvero importanti, ma non mi bastano e probabilmente non mi basteranno mai. Finché cerco di concentrarmi sul piacere delle piccole cose, ogni tanto c'è comunque una pugnalata al cuore che mi ricorda che qualcosa mi manca.
Ho bisogno di tirare fuori le mie storie. Poi non so se arriveranno a qualcuno, ma devono uscire.

Ho detto di aver bisogno di raccontare le mie storie, ma mi farebbe molto piacere anche sentire le vostre. Quindi ora chiedo anche a voi:

A voi è mai capitata una sensazione del genere?
Di avere qualcosa dentro e di doverlo esprimere per forza, come se fosse un bisogno primario?

Come avete fatto?
Come avete trovato il modo di portare alla luce quello che doveva essere portato?


Scrittori, attori, poeti, musicisti, pittori, ballerini... per favore, rispondete alla mia domanda.
Se mi racconterete di voi, mi sentirò meno sola.

- dramaqueen





Foto di Suzy Hazelwood da Pexels


12 commenti:

  1. No, non devi smettere assolutamente, non devi distruggere i tuoi sogni, ma solo "modificarli" ... questo mi insegnavano, anni fa, nelle scuole di recitazione frequentate. Vale lo stesso anche per te, sei una grande scrittrice, una persona piena di fantasia, di creatività, e tutto questo non può, non deve, essere gettato via.
    Resisti, qualcosa di grande arriverà - DEBRYDELYS

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille del tuo commento!
      Non voglio distruggere nessun sogno, ma come dici tu cambiare un po' rotta. Qualcosa di grande sarebbe bello riuscire a farlo, anche solo per poche persone... o anche qualcosa di medio. Ma riuscire a fare qualcosa. Grazie mille per l'incoraggiamento!

      Elimina
  2. Non ho esperienze per poterti aiutare, ma le piccole cose certo che contano, mai dare niente per scontato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Certo, non ho mai detto che non contano... ma forse conta anche avere un progetto a lungo termine e non solo le cose quotidiane, insomma ci vuole anche un po' di prospettiva.

      Elimina
  3. Il tuo mi sembra un gran bel progetto. Anche insegnare è indice di creatività, secondo me, naturalmente se fatto per scelta e con entusiasmo. Vedere del potenziale negli altri e cercare di portarlo fuori. Anche io ho avuto una fase "scrittoria", poi mi sono accorta che non facevo altro che produrre banalità e ho smesso. Ora mi sento appagata scrivendo per il blog, anche se non invento nulla e non do sfogo al mio estro. E anche se lo faccio a quattro mani con TOM, sono contenta di poter parlare di cose che mi interessano. Spero sempre di incrociare persone con con cui magari scambiare opinioni stimolanti, che mi facciano conoscere nuovi punti di vista e nuove cose. Se non avessi avuto il blog, probabilmente starei ancora scrivendo. :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per avermi raccontato la tua esperienza!
      Penso di capirti: il blog a me ha dato tantissimo e infatti sono pentita di non aggiornarlo più, potrei riprendere in altra forma... Però anche scrivere racconti non mi dispiace. Magari se continuo e mi esercito mi viene fuori anche qualcosa che non sia banale.
      La mia convinzione è sempre quella che avevo quando scrivevo su questo blog: se ci si impegna abbastanza, si riesce. Poi non è obbligatorio impegnarsi tanto, ci si impegna quanto si vuole e quanto ci si sente di fare.

      Elimina
  4. Praticamente quella che hai raccontato è la storia della mia vita (tolto il teatro, cosa che non potrei mai fare per la mia ritrosia a mostrarmi in pubblico e la mia voce orrenda). Quindi, sì, ho provato eccome quelle sensazioni. E io mi sono "portato avanti" molto più di te perché avevo smesso di scrivere ed ero arrivato vicino ai quaranta, proprio l'età in cui si tirano bilanci e ci si lascia alle spalle le cose "di gioventù". E proprio in quel momento ho capito che non me ne fregava nulla se ciò che mi sentivo dentro e che cercava una via di uscita era poco interessante (o comunque io non avrei saputo raccontarlo in modo interessante). Proprio il fatto di essere arrivato a quarant'anni mi ha fatto capire che nella vita non ci si può porre dei limiti su ciò che piace, perché prima che uno se ne renda conto la vita stessa è già trascorsa e quel che sembrava "ieri" è ormai "vent'anni fa". E allora chi se ne frega di qualunque considerazione, segui la tua ispirazione, soprattutto non scordarti mai che la vita è tua, il tempo è tuo e quindi deve essere utilizzato nel modo che soddisfa te. Quando parti con entusiasmo ma poi ti blocchi, ti sembra che ciò stai scrivendo non è un granché, mantieni viva la consapevolezza che si migliora con la pratica, quindi va bene anche un romanzo con concentrato di cliché solo per poter dire "Bene, ho imparato a scrivere secondo i cliché. Adesso voglio provare a variare". Se è una cosa alla quale tieni davvero devi dedicarle del tempo, anche sottraendolo a quello libero (d'altronde nel tempo libero si fa ciò che piace, no?). Io lavoro 8 ore al giorno 5 giorni a settimana, nel tempo libero spesso scrivo (ultimamente creo fumetti, vabbé) e ti posso garantire che poi mi godo anche meglio l'ulteriore tempo libero e persino le corvées quotidiane: quando sono in giro per commissioni, la spesa, o pranzi e cene, o quant'altro, ho in mente idee su cosa potrei scrivere, un obiettivo insomma. Anche nel bel mezzo della più noiosa fila in farmacia o coda alla posta, ho qualcosa che mi da l'impressione che non sto sprecando il mio tempo in banale routine, sto solo compiendo il mio dovere di padre, marito o cittadino e nel mentre elaboro mentalmente le attività che mi danno soddisfazione come singolo individuo astratto dal resto del mondo. Non so se sono stato chiaro, comunque vai carica e "incazzata" e ricomincia a scrivere ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Ariano, quanto mi piace il tuo commento!!! Conferma le mie speranze.
      Anch'io ho l'impressione di sentirmi più viva e di fare meglio anche il resto delle attività se ho tante storie in mente su cui sto elaborando in background. Io la crisi di mezz'età l'ho avuta a 20 anni e poi ancora a 25... dire che è il momento perfetto per smettere di fregarmene se scrivo cose banali, come hai fatto tu, e confidare che con la pratica vengano meglio!

      Elimina
  5. Conosco benissimo la pressione interiore di raccontare storie, quindi ti capisco al 100%. Penso che la creatività debba trovare un suo sfogo, fai più che bene ad assecondare quest'esigenza nel modo che ritieni meglio per te in questo momento. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti! Viva la scrittura ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! Bello sapere che anche tu capisci la sensazione :)
      Per riprendere a scrivere ovviamente sto seguendo i tuoi consigli, quindi grazie doppiamente!

      Elimina
  6. Ehm, ehm... Dire che capisco è riduttivo. La scrittura è sempre stata aria per me, qualcosa che mi consentiva di sopravvivere alle avversità, in un certo senso. Poi a un certo punto, il punto più avverso, mi è sembrata essere diventata il cappio che mi impediva di evolvere, la fune che mi teneva legata al passato, alla mia vecchia me. Ho smesso di scrivere per tanto tempo, volendo dimostrare a me stessa che potevo essere felice, essere diversa... Probabilmente mi sbagliavo... E ho ricominciato a scrivere parecchi anni dopo, quasi di nascosto all'inizio, vergognandomene, come se fosse una sconfitta, un tornare indietro, proprio solo per quel bisogno di cui parli tu, di tirare fuori... La scrittura per me è sempre stata "farmaco" (nel senso di "cura" e "veleno").

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie della comprensione! Sono contenta che tu abbia ripreso se ora sei ne felice! Leggerò con piacere quello che scriverai :)
      Eh, la storia del farmaco penso sia applicabile anche nel mio caso con il teatro... forse... o forse è come l'ho trattato io che l'ha reso cura o veleno...

      Elimina

Hai qualcosa da aggiungere a questo post? Lascia un commento!
Se usi la modalità "Anonimo", per favore firmati con il nome o con un nickname.